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ecdl_150.jpgTutti sanno, credo, cosa sia la patente europea per l’uso del computer (o ECDL, European Computer Driving Licence: la definizione su Wikipedia e quella sul sito ufficiale).
Io penso che sia solo un altro mezzo usato da Microsoft per imporre/mantenere il suo monopolio sui mercati del software di base (Windows) e del software di produttività personale (Office).
Strumento messo in atto con la complicità di varie altre realtà; anche enti pubblici; anche l’amministrazione dove io lavoro, il MiBAC.

L’ultima conferma, in ordine di tempo, l’ho avuta la scorsa settimana proprio sul posto di lavoro: un collega distribuiva a tutti una copia del libricino che vedete qui: le dispense per conseguire il livello base della patente europea del computer (ECDL Core level); libricino pubblicato dal MiBAC in collaborazione con il CASPUR (Consorzio interuniversitario per le applicazioni di supercalcolo per università e ricerca).

La distribuiva proprio a tutti, anche a chi, come me: a) non ha mai pensato di conseguire la patente; b) non ne ha bisogno (credo) essendo un informatico e lavorando da anni con Windows e utilizzando Office a livelli ben più approfonditi di quelli mostrati sul libricino.

Tale distribuzione “a pioggia” rientra nel progetto denominato “2L – Lifelong Learning, informatizzazione di base”, ovvero un “corso multimediale finalizzato alla preparazione per il conseguimento della Patente Europea del Computer”, avviato dal ministero in collaborazione proprio con il CASPUR.

Il progetto ha come finalità generale quella di “fornire al personale strumenti cognitivi necessari a governare i processi di cambiamento in atto” e “obiettivo del corso è quello di fornire ai dipendenti che non posseggono conoscenzedi base informatiche i necessari strumenti di lavoro per un migliore assolvimento dei compiti istituzionali ed in linea con i processi di cambiamento in atto”.

La prima reazione, istintiva, è stata quella di rifiutare di prendere il libro; (la consegna, ovviamente, è avvenuta con tutte le burocratiche procedure ministeriali ovvero con tanto di firma per accettazione del materiale).
Poi, per non creare problemi, ho messo la mia firmettina e ho ricevuto anche io il mio “prezioso” libricino.

La prima domanda che mi sono posto, subito dopo, è stata: perchè distribuire a tutti tali dispense senza che ci sia stata alcuna indagine preliminare su chi era interessato o su chi ne avesse davvero bisogno?
Eppoi: Di chi sono a carico le spese per la stampa della suddette dispense?

La risposta alla prima domanda sta, probabilmente, all’interno stesso del libro. E qui mi ricollego alle considerazioni fatte all’inizio: nel momento in cui, in diverse parti del libro, si fa riferimento, a volte in modo quasi casuale a volte in maniera + esplicita, sempre e solo a prodotti Microsoft.

Infatti, alle pagine 25-26, si legge:

Definizione di software:
“Il software applicativo è costituito dai programmi che svolgono il lavoro reale per gli utenti finali. Un esempio di software applicativo è il pacchetto Office, che comprende:
Word, per l’elaborazione dei testi;
Excel, per creare fogli elettronici;
PowerPoint, per le presentazioni;
Access, per la creazione e gestione dei database;

Questi programmi non possono lavorare in maniera autonoma ed indipendente rispetto al software di sistema.”

e poi, alle pagine 26-27:

Software di sistema
“I sistemi operativi più noti sono:

  • MS-DOS …
  • Windows, che è senza dubbio il sistema operativo più diffuso;
  • MAC OS …
  • Unix, sistema operativo pensato per gli utenti più esperti e molto utilizzato nelle workstation;
  • Linux, che è una versione di Unix per PC, un sistema operativo che rientra nella categoria Open Software, ossia software di dominio pubblico.” (sic!)

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Sempre a pag. 27, quando da la definizione di software applicativo:

“gli elaboratori di testi sono programmi di videoscrittura e rappresentano il software applicativo maggiormente diffuso… Il più noto programma di elaborazione di testi è Microsoft Word.”

pagine 38-39:
IT e società

Per usare la posta elettronica sono necessari:

  • un computer;
  • un modem o una scheda di rete digitale;
  • un software che gestisca la posta elettronica, come ad esempio Outlook Express;”

Poi, da pagina 71 a pagina 168 si illustra l’uso dei 4 programmi che compongono un pacchetto di produttività d’ufficio: un elaboratore di testi, un foglio elettronico, un RDBMS, un software per presentazioni. Di nuovo, casualmente, si fa riferimento solo ai 4 programmi che compongono MS Office, Ovviamente senza fare nessun riferimento alla esistenza di prodotti analoghi non MS.

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Ma il meglio di tutta l’operazione si trova alle pagine 52-55, nelle quali si spiega il copyright e si citano le diverse licenze che regolano la distribuzione dei programmi software.

Si fa passare l’idea che il software può solo essere comprato, non si cita minimamente l’esistenza di licenze per software libero/open source: le licenze elencate riguardano il software: shareware, freeware, cardware (!?), ma non, incredibilmente, il free software!
Parimenti, per le opere dell’ingegno diffuse via rete si omette di illustrare licenze come le Creative Commons ma si cita sempre e solo l’onnipresente copyright.

Ora, faccio fatica a credere che tutte queste omissioni da una parte e indicazioni casuali ai prodotti (di una sola software house) dall’altra siano frutto di coincidenze e non di un disegno preciso, che abbia lo scopo di far coincidere, agli occhi di un principiante, destinatario principale della ECDL, l’universo della informatica personale/desktop con i prodotti della solita Microsoft.

Ed è proprio questa la cosa che preoccupa di più. Insieme al fatto che tutto ciò è fatto usando soldi pubblici.

In bocca al lupo!