Nuovo? Rock?! Italiano!
Lunedì 4 Settembre 2006
Tags: Libri, Musica, posse, radio, rock
Leggo sempre con molto interesse ciò che scrive Alberto Campo sin dai tempi in cui i suoi articoli uscivano su Rumore, storica rivista di musica diretta da Claudio Sorge, all’inizio degli anni 90 e in cui lui stesso animava, in qualità di redattore, le trasmissioni radiofoniche, Planet Rock prima e Stereodrome poi che tutte le sere su RadioDue Rai ci facevano ascoltare in diretta il terremoto che stava trasformando profondamente la musica italiana.
Da poco tempo ho acquistato il libro intitolato “Nuovo rock italiano. Una storia (1980-1996)”, scritto dal nostro e pubblicato ormai nel lontano 1996 da Giunti nella collana Bizarre.
Inutile dire che il libro, come gran parte di ciò che scrive Campo, è molto interessante: è la cronostoria della cosiddetta “altra musica” (o “musica alternativa”) in Italia dagli anni 80 fino alla metà dei 90, si tratta di interviste fatte ai protagonisti e di recensioni dei dischi che più hanno caratterizzato la cosiddetta scena alternativa.
Si va dai Diaframma di Siberia (del 1984, primo disco recensito), ai Mau Mau di Viva Mamanera (del 1996), passando per l’Onda Rossa Posse, gli Assalti Frontali, l’Isola Posse All Stars, il Sud Sound System; ma anche Litfiba, CCCP Fedeli Alla Linea, Almamegretta, Massimo Volume, Negazione, Gronge.
Di molti dischi di quegli anni viene fornita la breve, ma efficace, scheda di presentazione, con quello stile proprio di Campo di condensare in pochissime righe l’essenza di un disco. Stile che ha sempre caratterizzato anche le sue recensioni su Rumore.
Riporto alcune di queste schede (in ordine di apparizione).
Diaframma
“Siberia”
(IRA, 1984)Titolo gelido e atmosfere plumbee: è austera la cerimonia che saluta la formalizzazione della new wave nostrana. Fiumani e i suoi assorbono l’eco del post punk britannico e ne traducono codici e umori in italiano. I testi raccontano di un mondo nel quale i drammi sopraffanno le gioie: le musiche sono intonate alla circostanza. Stabilisce immediatamente il tono dell’opera la canzone che apre e le dà il titolo, apice espressivo del disco insieme ad “Amsterdam”, brano che in seguito i Diaframma reincideranno insieme ai Litfiba per celebrare il primato di Firenze nella scena nazionale.
CCCP Fedeli alla Linea
“Affinità - Divergenze fra il Compagno Togliatti e Noi del Conseguimento della Maggiore Età”
(Attack Punk, 1986)Un fulmine a ciel sereno. E’ il disco che sovverte le coordinate del rock nazionale: asse Reggio Emilia/Berlino/Mosca, anziché Firenze/Londra/New York. “Trapassati dal futuro”, ma “fedeli alla linea” anche quando non c’è, i CCCP delineano la fisionomia di musiche mai sentite prima, progenitrici delle quali possono essere indifferentemente il punk o il liscio padano. Manca all’album la teatralità delle esibizioni pubbliche, eppure la sensazione è ugualmente vertiginosa: “Allarme. Agitazione. Commovimento d’animo”. “Emilia Paranoica”, “Curami” e “Morire” turbano ed elettrizzano ancora oggi”.
Gronge
Teknopunkabaret
(Interbeat, 1993)
Dice tutto il titolo, o quasi. C’è teknologia nei suoni, l’attitudine è punk, mentre il sarcasmo degli autori e la decadenza circostante danno una sensazione da kabaret di fine secolo. Più di qualsiasi altro, è il disco che rende assimilabile e comprensibile l’intricata ipotesi artistica del collettivo romano: laboratorio di parole, suoni e immagini a volte sabotato dalla propria stessa complessità semantica. Sfondo per allusioni a Renato Curcio e citazioni di poeti russi e palestinesi, la musica potrebbe sembrare i sé arzigogolata e a tratti ostica, ma è l’insieme che conta.Onda Rossa Posse
“Batti il Tuo Tempo”
(Assalti Frontali, 1990)“Questa è una nuova scuola/Ascolta il testo” dice un verso di “Categorie a Rischio”, che insieme a “Batti il Tuo Tempo” è tra gli episodi di spicco in un album povero stilisticamente ma influente come pochi altri sugli eventi successivi. Il rap italiano comincia di qui, dopo l’equivoco Jovanotti. Si bada poco alla forma e molto alla sostanza: argomenti politici in primo piano, allora. E quelli dell’Onda Rossa Posse non sono affato accomodanti, insurrezionali anzi. Per diventare i “Public Enemy italiani” sarebbero occorse musiche adeguate, ma allora era importante soprattutto dare l’esempio, indicare una strada.
Lou X
“Dal Basso”
(Cordata, 1993)Il rap più diretto e proletario uscito dall’orbita del Forte Prenestino. Con linguaggio da duro e argomentazioni semplici ma efficaci (”Quando la Patria Chiama” oppure “Italia”: “Quarto Oggiaro, Rancitelli, rione Sanità/lo Zen, Mirafiori, la Magliana”), il rapper teramano dimostra di voler percorrere una strada destinata inevitabilmente a divergere da quella dei propri alleati, come anni dopo avrebbe confermato “A Volte Ritorno”. Qui però l’equilibrio tra velleità militanti e attitudine “borgatara” è ammirevole, almeno quanto il denso e dinamico suono congegnato dal geniale DJ Disastro.
Sud Sound System
“‘91-’96 Tradizione”
(Compagnia Nuove Indye, 1996)Proprio quando lo si cominciava a dare per disperso, il Sud Sound System si è ripresentato in forze, e come immediato preambolo al primo album concepito in quanto tale ha deciso di offrire un sommario del repertorio accumulato fino ad allora. Sei anni di reggae dalla Giamaica d’Italia, cominciando con pregiati pezzi d’antiquariato quali “Fuecu” e “Reggae Internazionale” per finire con le più recenti registrazioni a cui partecipa la crema della Salento Posse, Nando Popu in testa. Si ascolta buona musica, ovviamente, ma ci si deve confrontare altresì con un’audace ipotesi di autonomia culturale.
99 Posse
“Curre Curre Guagliò”
(Esodo, 1993)I più ballabili tra i “militanti”, i militanti più tra i “ballabili”: questo è il segreto della 99 Posse. L’album che ne segna l’esordio è ferreo nei principi politici, ma d’altro canto dotato di ritmi irresistibili, prodotti con mezzi limitati e illimitato estro da Sergio Messina, alias Radio Gladio. Scorrono via così con scioltezza il rap e il raggamuffin di impronta mediterranea coniati dentro l’Officina 99, mentre “Odio” (prologo della futura liason con i Bisca), “Napoli” e “Curre Curre Guagliò” spingono il disco verso un impronosticato successo commerciale.
Almamegretta
“Sanacore”
(Compagnia Nuove Indye, 1995)King Tubby e Nino D’Angelo a spasso insieme in un vicolo dei Quartieri Spagnoli: dub giamaicano e melopea del golfo nello stesso spartito, insomma. Ma il risultato eccede la semplice somma dei fattori in gioco: Ciò che lasciava intuire “Anima Migrante” è qui realizzato in modo compiuto. La mantrica lentezza del downbeat mediterraneo di “Nun Te Scurdà” (con videoclip complementare di Pappi Corsicato), “‘O Sciure cchiù Felice”, “Maje” e “Se Stuta ‘o Fuoco” è inoppugnabile dimostrazione che Napoli è più vicina a Kingston di quanto dicano le carte geografiche. Nondimeno il successo commerciale del disco, quasi 100.000 cope vendute, ha sorpreso anche i più ottimisti.
Mau Mau
“Viva Mamanera”
(EMI, 1996)Ultima e migliore dell’”acustica tribù”, almeno ad ascoltarne il corrispettivo discografico. Dalla “pampa piemonteisa” all’Ellis Island di New York, simulacro dell’immigrazione negli Stati Uniti, dopo aver circumnavigato il Mediterraneo: ecco iltortuoso tragitto compiuto dai Mau Mau. Che addirittura scoprono qui insospettate parentele con i Talking Heads, quando accade loro di muoversi su cadenze latine. A un disco zeppe di canzoni cariche di fascino - “Fiore”, “Corto Maltese” - e dinamismo - “La Ola”, “Zeppelindia” - conferisce omogeneità il sapiente mixaggio di Eric Sarafin.
Massimo Volume
“Stanze”
(Underground, 1993)Esordio fai-da-te per il gruppo di Emidio Clementi, che in seguito riscuoterà credito presso la major di turno. Sono esposte qui tutte le qualità che l’hanno reso in breve tempo uno dei nomi “caldi” del nuovo rock nazionale: la ricerca “sonica” sui timbri chitarristici, quanto alla musica, e poi il plusvalore letterario dei testi, cronache di domestica quotidianità come le avrebbero raccontate Carver o Bukowski, nonché possibile presagio dell’imminente infatuzione dei circoli letterari nostrani per tutto ciò cheè pulp o trash. “Stanze”, “Insetti” e “In Nome di Dio” sono titoli che già da soli definiscono ambienti e atmosfere su cui indugia la formazione bolognese.
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sei un grande veramente……sono d’accordo con tutte le tue affermazioni…..volevo chiederti se hai mai visitato il mio blog…..bhè se nn l’hai visitato… ci daresti un occhio????? sempre se vuoi….. comunque il blog è firmato pepy e pepe….cmq continua così…. BRAVO VERAMENTE!!!!!! CIAUUUUUUUUUU PEPY E PEPE
Scritto il 4 Settembre 2006 alle 15:17con
Grazie.
Scritto il 6 Settembre 2006 alle 11:38Lo farei volentieri… se sapessi l’URL!
con
per tutti gli amanti degli ALMAMEGRETTA e della buona musica, sappiate che a Melfi il 7/8/9/10 agosto ci saranno 4 serate di bellissima musica.
Scritto il 18 Luglio 2008 alle 22:09il 9 ovviamente gli ALMAMEGRETTA.
con
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