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The Essential Augustus PabloHo appena comprato l’ennesima compilation-tributo di Augustus Pablo.
L’ho fatto più per completismo che per altro, dato che in gran parte è composta dai soliti pezzoni stra-famosi e stra-editi, suoi o prodotti da lui per i vari Jacob Miller, Junior Delgado, Gregory Isaacs.

Però devo dire che la qualità dei pezzi scelti è fuori discussione, la durata è ragguardevole (circa due ore di musica): lo consiglio spassionatamente a tutti coloro che non conoscono ancora Pablo e il suo fondamentale contributo allo sviluppo della musica reggae/dub.

Inoltre ho ri-scoperto alcuni brani che prima d’ora erano usciti solo su singolo e difficilmente erano stati compresi in altre raccolte su CD.

Il disco si intitola The Essential Augustus Pablo, ed è stato da poco pubblicato su doppio CD dalla Unionsquaremusic, label non nuova ad operazioni del genere (aveva già pubblicato qualche anno fa Dub, Roots And Reggae From The Melodica King, altro disco introduttivo alla musica del nostro e dallo stesso livello qualitativo).

Ecco la tracklist:
CD 1

  1. East Of the River Nile (1971)
  2. Bells Of Death (1973)
  3. Bass & Drum Version (With The Crystalites) (1973)
  4. Hot & Cold (1972)
  5. Fiat 125 (1973)
  6. Our Man Flint (With Lloyd Young) (1972)
  7. I Am Alright (With Gregory Isaacs) (1972)
  8. Fat Baby (1972)
  9. Kid Ralph
  10. Pablo In Red (1974)
  11. Tales Of Pablo
  12. Vibrate On (1975)
  13. Baby I Love You So (With Jacob Miller)
  14. Cassava Piece
  15. Sahara Rock (informazioni)
  16. 555 Crown Street
  17. 555 Dub Street
  18. Black Gunn
  19. El Rockers

CD 2

  1. Skanking Easy
  2. King Tubby Meets Rockers Uptown
  3. Islington Rock
  4. Meditation Dub
  5. Far East
  6. Away With Your Fussing & Fighting (featuring: Junior Delgado)
  7. Thunder Clapp
  8. Up Warika Hill
  9. Memories Of The Ghetto
  10. Crucial Burial
  11. Don’t Stay Away
  12. Pablo Meets Mr Bassie
  13. Pablo’s Satta
  14. Silent Satta
  15. Let’s Get Started
  16. Pablo’s Theme Song
  17. King David’s Melody
  18. Blackman’s Heart
  19. Unfinished Melody
  20. East Of The River Nile

Sperando di fare cosa gradita ai reggae fans italiani, armato di dizionario, e con il fondamentale aiuto di A., ho tradotto l’interessante articolo di Ian McCann che accompagna il CD (leggibile on line), che presenta anche un’intervista ad Augustus Pablo.

Ecco la traduzione (scusate se qualche passo non è stato tradotto in maniera impeccabile):

Memorie del genio del ghetto

“Se non l’avessi fatto io, probabilmente l’avresti fatto tu o qualcun altro. Ma questo lavoro andava fatto.”

Era il 1987. L’anno in cui Augustus Pablo raggiunse il secondo apice della sua carriera dopo quello avuto nella metà degli anni 70.
Aveva lottato a lungo e duramente per portare il suo messaggio roots alle persone e dopo molti anni passati vedendo il dub (musica che aveva contribuito a creare, definire e sviluppare) essere sommerso sotto una marea di dancehall, alla fine la lotta iniziò a rendere.
O così sembrò.

Con la collaborazione di lungo corso con il fidato cantante roots Junior Delgado, che Pablo produsse, più le abilità inesperte e tuttavia sicure del gruppo dei giovani del ghetto di cui fu mentore, Augustus Pablo raggiunse picchi di notorietà e di vendite che molti avevano pensato essere al di sopra delle sue possibilità.

Tuttavia Pablo non fu preoccupato minimamente da ciò.
Dato che il Vecchio Testamento era per lui così importante e presente, viveva tutto il suo lavoro momento per momento.
Faceva solo il lavoro che era stato messo a fare su questa terra e ciò che lui faceva in questo particolare momento non era più importante di quello che aveva fatto nel 1973, nel 1983 o quello che, se Jah voleva, avrebbe continuato a fare nel 1993 o nel 2003.

Alto profilo? Bene, significava che il messaggio giungeva a più persone.
Basso profilo? Nessun problema, il lavoro proseguiva.

Si poteva quasi sentire l’odore dell’eccitamento nell’aria quando Pablo e il suo entourage, comprendente una selezione dei migliori musicisti giamaicani, tra i quali il brillante chitarrista Earl “Chinna” Smith, si preparavano per un concerto di debutto in Gran Bretagna lungamente atteso.
Dico “quasi sentire l’odore” perché tutti gli altri aromi erano coperti da un fragranza di sensimilla proveniente da un bong.

Augustus Pablo: il nome stesso ci porta il profumo del reggae delle radici – più di un nome, era una persona vera, genuina, che doppiava quella leggenda.

Cresciuto a Kingston con il nome di Horace Swaby, suo padre era un avvocato della classe media, ma Pablo abbandonò il suo background per seguire il percorso del rootsman, devoto all’amore di Ras Tafari, il re Selassie I d’Etiopia.
Le sue prime registrazioni furono con il produttore Herman Chin-Loy nel 1970, suonando il piano e il melodica, il piccolo strumento a fiato con la tastiera che crea il suo suono esclusivamente triste grazie ad una piccola membrana di canna, plastica, o, nelle varianti più economiche, di tessuto di carta incerata.

Chin-Loy pubblicò i dischi con lo pseudonimo di Augustus Pablo, il nome che il produttore usava di solito attribuire ai dischi suonati solamente da turnisti.
Quando uno di questi dischi, “East of the River Nile”, divenne un successo, il nome rimase. Chin-Loy perse il suo nome di comodo e iniziò la leggenda di Augustus Pablo.

Come tutti gli artisti reggae, Pablo cominciò a lavorare con una varietà di produttori piuttosto che firmare contratti di lunga durata.
Incise 45 giri con Derrick Harriott (“Bells of Death”, “Bass and Drum version”), Jimmy Radway, (“Cinderella in Black version 3″), Lee Perry (“Hot and Cold”, “Our Man Flint”) e Keith Hudson (“Fat Baby”).
Solitamente a Pablo venivano forniti potenti ritmi roots ed i risultati soddisfacevano un numero limitato di reggae fans, se non addirittura solo lui.
Pablo voleva il controllo su quello che faceva, dato che motivi finanziari (i pochi dollari che si era fortunati a guadagnare per una sessione erano tutti quelli che si sarebbero guadagnati per la pubblicazione di un disco reggae) ma anche perché desiderava diffondere il messaggio delle radici, che l’aveva ispirato.

Uno modo per diffondere il messaggio fu il sound system al quale lui e suo fratello Garth diedero il nome Rockers nel 1972.
Quel nome sarebbe cresciuto fino a diventare la definizione stessa del reggae di fine anni 70 ed effettivamente anche il titolo di un caratteristico film.
Quell’anno Pablo lanciò la sua etichetta di dischi con lo stesso nome, anche se la sua prima auto-produzione, un singolo intitolato “Kid Ralph”, uscì su Panther, una etichetta di proprietà di una delle più grandi organizzazioni del reggae, Dynamic Sounds.

Con la libertà di registrare ciò che desiderava per la propria etichetta, lo sviluppo musicale di Pablo continuò rapidamente.
Prese uno strumento che era poco più di un giocattolo – effettivamente, è un giocattolo, in mani poco capaci – e lo trasformò in un eco delle epoche, in un lamento vivamente e sinceramente pieno di passione, in un calore e polvere di tempi biblici.
Dietro a lui, spesso, c’era il suono tuonante del mixaggio dub di King Tubby, un maelstrom che suggeriva il tocco del potere latente di Jah.
Sentito una volta, non si dimenticava più.

Quando Pablo non stava lavorando con Tubby, Lee Perry poteva essere al banco di mixaggio. Chiunque fosse l’assistente tecnico, il risultato rimaneva unicamente “Pabloviano”.
Le azioni di Pablo aumentarono con molti “pezzoni” [killer tunes], apparsi su Rockers, Pablo International, Rockers International, Message e su alcuni selezionati 45 giri per altre etichette.

Le sue occasionali fotografie comparse sulle retro copertine degli album lo ritraevano come un magrissimo dreadlocks che poteva avere 14 o 44 anni e un culto seguì una serie di azzeccatissimi singoli come “King Tubby’s Meets Rockers Uptown”, “East Of The River Nile”, “555 Crown Street”, “El Rockers”, “Cassava Piece” e delle sue produzioni di talenti come Tetrack, Horace Andy e Norris Reid.

Pablo ha avuto l’abilità di mettere in evidenza le cose migliori in giovani non apprezzati o esordienti, pubblicando “pezzoni” con Junior Delgado, Hugh Mundell e Jacob Miller.
Per un intreccio crudele, morirono tutti prima che uscissero i loro lavori completi, lasciando i loro brani con Pablo come picchi del loro successo, nel caso di Mundell e di Miller, e presumibilmente anche per Delgado.

La vita in Giamaica è dura, specialmente per un dreadlocks e se la malattia (Delgado) o la violenza (Mundell) non ti prende, ci sarebbe l’aspettativa di un’esistenza veloce e brutalmente corta (Jacob Miller, morto in uno incidente automobilistico).

Trasformarsi in una figura di culto fu una conseguenza automatica della situazione di Pablo.
Come un piccolo pesce in uno stagno in cui persino gli squali a volte muoiono di fame, i mezzi finanziari di Pablo erano magri.
Non c’erano soldi per la promozione e viaggiare non era realmente un’opzione.
Le voci su cosa stesse facendo quando era apparentemente calmo erano invariabilmente false; per esempio, è stato comunemente ritenuto che abbia inciso dischi a New York nel 1975 dopo che una coppia di 45 giri con un suono differente comparve su etichette americane.
Non fu così: Pablo non viaggiò affatto in quel periodo.

Ma senza una macchina pubblicitaria, malgrado alcuni suoi dischi venissero autorizzati in tutto il mondo, tutto ciò che potevano fare i fans era immaginare.
Mentre la musica a cui lui era associato maggiormente, il dub, era di moda, per lui funzionava indubbiamente la condizione dell’eroe di culto.
Ma quando la dancehall esplose nei primi anni 80, i dischi di Pablo venivano venduti soltanto ai “duri-e-puri” del roots.

Non c’è dubbio che ebbe la profonda sfortuna o i mezzi di influenzare ulteriormente i suoi pupilli, Hugh Mundell e Jacob Miller, che lasciarono entrambi il suo ovile per nuovi pascoli, e il suo atteggiamento fatalistico nei confronti delle cose che lui credeva potessero cambiare solo per intervento divino, portarono ad un apparente stallo nella sua carriera.

Ma la sua visione artistica non ha esitato mai.
Non ci sono dischi commerciali di Augustus Pablo, nessun tentativo disorientato di cercare un altro pubblico.
Nel 1986 prese le misure del nuovo reggae elettronico ed ancora una volta cominciò a costituire un catalogo di potenti singoli ed album, sia a proprio nome che come produttore di altri.

Nel 1987, per suggellare il ritorno al massimo delle sue forze, fece il suo debutto londinese all’Astoria.
Fu un’occasione trionfante in un atmosfera da pentola a pressione, con i fedeli fans di Pablo che finalmente per la prima volta potevano vedere con i loro occhi stupiti, il loro fragile eroe con i dreadlock.

Tutta la serata fu una sorta di una riabilitazione per Pablo, e per gli altri artisti della scuderia Rockers, i cantanti White Mice, Yammie Bolo e Junior Delgado.
I primi due erano poco più che adolescenti che muovevano i primi passi nel mondo dello spettacolo e l’ultimo era un veterano del reggae, la cui carriera fu ravvivata dall’album “Raggamuffin Year”, supervisionato dal maestro della melodica.
Pablo, che avrebbe continuato a produrre un altro album a Delgado, “One Step More”, diede generosamente al cantante la massima visibilità e Junior non sprecò l’occasione, facendo per l’occasione una prestazione eccezionale.

Siccome Pablo non faceva mai le cose facili, rinunciando al conforto della comodità della nascente middle-class giamaicana a favore della vita del ghetto con i “sufferers” (i poveri dell’isola), non ebbe la protezione di una etichetta discografica per questa chiamata britannica.
Di conseguenza, giorni prima dello spettacolo, invece di godere il lusso nella comodità di un hotel, io lo trovai seduto sotto la luce gialla di una lampadina in una misera cucina in Nord Clapham.
Gli yuppies avanzando strada per strada sopra il terreno comunale di Clapham, all’epoca non avevano ancora raggiunto questo brutto terrazzo vittoriano ed era duro immaginare che mai sarebbero arrivati fin lì.
In verità, Pablo era più a suo agio qui che in certi alberghi chic di design.

Malgrado avesse inciso su etichetta Island i suoi album con Junior Delgado, Pablo rimase senza un contratto.

“Non sono veramente segnato, ho appena fatto un affare di produzione”

, dice piano, mentre Jux Delgado, seduto nella stanza su una dura sedia, annusce confermando col capo.
Pablo stava parlando con piccoli scoppi di energia, come sempre faceva.
Sembrava determinato a spiegare chiaramente le sue idee per come lo avevano colpito, forse perché tanti avevano presunto cose su di lui senza realmente chiedergli come realmente si sentisse.

“Non è un contratto dell’artista”

, lui continuò.

“La gente dice che ho firmato ma non è questo il caso. Devo fare i conti con la realtà, non ho paura. Molta gente sta provando a trattare con me ma fugge via spaventata perché pensa che abbia firmato altrove, io non so perché. Ho fatto un’offerta alla Island con un album, non lo hanno accettato, Cosa posso farci? Devo lavorare con chiunque voglia lavorare con me – devo vivere. Le aziende discografiche non mi intrattengono, ma io le sto sempre intrattenendo.
In questo tour, non ho ottenuto alcun supporto da nessuna azienda discografica. Le promesse sono state fatte, ma una promessa è un sollievo per uno sciocco. Si devono mettere nero su bianco.”

Pablo ha scrollato le spalle prima di aggiungere:

“Molta della mia musica è pubblicata a Londra e io non ne so nulla in Giamaica. Non sono qui per rincorrerla su e giù. È solo pirateria”.

È un lamento reggae familiare: l’artista fa un disco con un altro produttore o nello studio di qualcun altro.
L’artista rimane povero come sempre.
Un tale trasporta il nastro a Londra, lo vende, il disco esce là.
Forse se avesse suonato prima nel Regno Unito avrebbe potuto avere un grande contratto.
Perché non l’ha avuto?

“C’era più di un motivo, un insieme di cose differenti accatastate una sull’altra”

, ha risposto.

“Lavoro con molti musicisti in Giamaica e non tutti possono lasciare la Giamaica – devi avere qualcuno che tenga il forte.”

Stava dicendo che preferirebbe essere alle radici del reggae?

“Bene, molti musicisti vanno a lavorare in America o a Londra e si dimenticano della Giamaica, il loro lavoro diventa molle, le loro menti diventano molli, tutto diventa molle!”

Il riflesso di un sorriso ha attraversato Pablo, ma solo un riflesso.
Allora, più seriamente, ha ragionato:

“Così che cosa accade alla gente delle fondamenta? Non può essere che tutti escono dalla Giamaica e ritornano con le loro divertenti influenze. Ci deve essere qualcuno che tiene le vibrazioni della Giamaica. Io sono solo uno di questi. Jah mi ha scelto per fare questo.”

“Tutti invitano tutti per venire nello stesso momento, ma non può funzionare così. Poiché il tempo è molto lungo e nessun uomo conosce la limitazione del tempo.
Così chi è quell’uomo che dice, ‘Lui deve venire adesso, lui non deve venire adesso?’
Potrebbero venire adesso, potrebbero venire i prossimi 10 anni.
Non vedo nessuno che ha il potere di controllare queste cose, deve essere il creatore, lui fa funzionare tutto”.

L’impegno di Pablo per i giovani giamaicani, che gli fece portare White Mice e Yammie Bolo a Londra con lui per fare un’esperienza, era leggendario.

“Io amo lavorare con i giovani”

dice Pablo illuminandosi.

“Non amo essere quello che butta giù i giovani, do loro una possibilità.
Possono essere loro a rovinarsi ma io do loro sempre una possibilità.
La maggior parte dei giovani in Giamaica non ha nessuna guida che mostri loro come funziona la musica.
Negli anni scorsi ci sono stati molti guasti nella musica, è come lasciarli soli, disarmarli, ignorarli.
E questo perché non hanno nessuna guida.
Qualcuno deve dargliela, qualcuno ci deve provare.
Tutti aspettano che il prossimo faccia la sua mossa, così nessuno si muove.
Non c’è nessun centro di ricreazione per i giovani in Giamaica, nessun centro sportivo e loro stanno provando a farlo adesso, quando è un po’ troppo tardi.
Sta diventando un disastro adesso, non c’è niente per i giovani ma solo problemi e guai.
I giovani devono ottenere la loro forza da Jah, perché se aspettano qualcuno falliscono.”

Pablo ha attribuito il ritorno della sua carriera ai massimi livelli allo stesso combustibile.

“Jah mi dà la resistenza, io devo pregare Jah.
Tutti dicono ‘devi fare questa canzone per me, Pablo, noi gli facciamo questo, noi gli facciamo quello’, solo parole, ma dove erano quando noi sopportavamo tutti questi guai? Non ho visto nessuno di loro.
Alcuni di loro ci usano, alcuni di loro ci sfruttano, alcuni di loro ci svuotano ogni goccia di sangue come fossero vampiri.
Lo so ma loro devono stare attenti perché l’Onnipotente guarda anche loro.”

Chiedo a Pablo di descrivere la sua musica e lui dice: “il basso e la batteria sono come le fondamenta. Lo potete sentire anche nei dischi lovers che produco – non è la stessa cosa che potreste sentire in qualche altro posto.
Mi piace tirar fuori il vero lato dell’amore, non solo un uomo che canta ‘ti amo’ ad una donna.
Voglio che venga fuori dal cuore qualcosa di più.
Ma penso che la gente preferisca il tipo culturale di musica, il genere rivoluzionario di musica.

È come raggiungere la luna, mentre il lovers rock va soltanto così lontano.
È come se i cantanti lovers stiano cantando per tutte le ragazze, ma cosa ne è dell’uomo? Sta dimenticandosi di sè.”

Pablo ha gettato uno sguardo a Junior Delgado, che stava annuendo nella stanza ed ha riso:

“Una donna mi ha detto che che Junior fa troppa musica dura, dovrebbe fare più canzoni d’amore. Bene, tutti hanno una propria opinione. Ma non lasciamo che questo ci cambi veramente, perché se state troppo a sentire le opinioni degli altri, vi dimenticate la direzione che vi ha dato il Padre”.

Era stato tirato in ballo come a dire che stava “facendo il lavoro di Jah”. Ciò significa che si vede come un genere di leader politico dei Rastafariani? Una smorfia e una risposta istantanea:

“Bisogna fare musica culturale – non come leadership, perché non sono interessato a questo – ma per dare un esempio.
Non siamo qui per la politica, non prendiamo nulla dai politici o non competiamo con loro.
Siamo soltanto qui a fare il lavoro (di Jah) e perfino ai politici piace ascoltare la musica in modo che io possa aiutarli a fare meglio il loro lavoro”.

Pablo ha riso di soppiatto, riconoscendo che le probabilità che succedesse ciò erano così sottili quanto lo era lui.

“Non è importante chi fa questo lavoro. Se non l’avessi fatto io, probabilmente l’avresti fatto tu o qualcun altro. Ma questo lavoro andava fatto. Ritengo che non posso fare molto, ma posso mettere in guardia le persone. Poiché se non fanno le cose correttamente, Jah li sculaccerà.
E quando dico loro, intendo tutta l’umanità e mi includo”.

Poteva sembrare che Pablo stesse richiamando una visione dell’apocalisse del Vecchio Testamento, ma in effetti era qualcosa di molto più contemporaneo.

“Estrai il petrolio dalla terra e un giorno la terra crollerà. È la natura. Vedi il fiore là, ad esempio, è bello, lo tagliano. Vedi un albero, esso è bello, lo tagliano. Ciò che succede è che il mondo intero diventa desolato, niente aria fresca, vi ammalerete ai polmoni e morirete.
E chi ha provocato ciò? L’uomo.
Jah ha creato il mondo ma non incolpate Jah delle cose cattive dell’uomo.
Dovremmo svegliarci. Poiché come vi sentireste se un giorno vedeste la terra intera che si apre e tutti venissero ingoiati, vi piacerebbe? Io sicuramente non gradisco ciò, così per favore fate del bene. Poiché se non ci svegliamo e non iniziamo a fare le cose giuste, molte di queste cose accadranno presto. Te lo dico.”

Da quando ha preso coscienza dell’importanza del suo messaggio, forse gli è dispiaciuto di non aver raggiunto un pubblico più vasto…

“Alla radio non trasmettono questo genere di musica”

, ha detto con indifferenza.

“Ma non è un problema, sai.
Sappiamo solo che facciamo il lavoro e lo affidiamo alla gente per decidere che cosa sta accadendo.
Non posso andare intorno al cespuglio, mi occupo appena delle realtà di vita e quella è la mia realtà.
Ciò potrebbe non essere visto dall’uomo qualunque, ma se non ci credono…chi vivrà vedrà.”

Il tempo ha detto la sua.
L’apocalisse è ora, con la gente che muore a causa del petrolio, il mondo che si surriscalda, la carestia in Africa, l’AIDS e una miriade di altri eventi da New Orleans allo tsunami dell’Oceano Indiano.
Per quanto riguarda la gioventù in Giamaica che così tanto ha significato per lui, le cose sono andate sempre peggio, non c’è fine alla violenza, alle malattie e il livello di dipendenza alle droghe è ad un massimo storico.
Ma Augustus Pablo non ha vissuto abbastanza a lungo per vedere questi disastri.
Dopo il 1987, Pablo ha mantenuto alto il livello del suo lavoro per un paio d’anni.
Ha gestito un negozio di dischi su Orange Street, Kingston di cui era fiero:

“E’ uno degli ultimi sulla via”

, mi ha detto.

“Questa strada è il posto dove è iniziata la musica in Giamaica, ma tutto è chiuso, adesso.”

Di tanto in tanto il telefono squilla, è Pablo che mi dice che è in Gran Bretagna. C’erano nuove edizioni, compilazioni, versioni su CD di alcuni suoi classici e nuova musica, che ha inciso il suo marchio di garanzia unico, il mistero di ciò che ha definito “antiche armonie”, il suono dell’Estremo-Oriente [Far East Sound] che ha sviluppato sotto l’ispirazione di Don Drummond, il leggendario trombonista ska morto appena prima che la carriera del Pablo cominciasse.

Durante gli anni 90, le uscite di Pablo si sono fatte sempre più rare proprio mentre una nuova generazione di rootsmen, con il movimento One Drop, portava i suoi valori alla gioventù nelle dancehall.
Alcuni di loro dovevano aver sentito parlare di Pablo, ma altrettanti erano a mala pena informati di cosa ha fatto per inventare e sviluppare il suono e l’atteggiamento su cui avevano basato le loro carriere.

Pablo è morto il 18 maggio 1999, da Myasthenia Gravis, una malattia neuromuscolare, lasciando sua moglie e un figlio e una figlia.
Aveva 46 anni.
Junior Delgado, anche lui 46enne, lo ha seguito quasi sei anni più tardi, morendo nel sonno, in coma diabetico.
I due talenti cambiarono Il reggae e per estensione il rap, la dance music e il rock, incomparabilmente.
Questa compilazione riunisce, per la prima volta, molti dei momenti più importanti e più approfonditi della carriera di Augustus Pablo degli anni 70, sia come artista che come produttore.
Troverete le canzoni che hanno creato il suo nome, le canzoni che hanno visto aumentare le sue quotazioni nel reggae dei primi anni 70, il suo debutto come produttore, i suoi capisaldi roots su 45 giri per le sue etichette, alcuni dub assassini, nostalgici strumentali e una manciata di pezzoni prodotti da lui per altri come Jux Delgado, Jacob Miller, Hugh Mundell e Tetrack.

L’atmosfera unica di Pablo è nel cuore di tutti; musica come questa non era mai stata fatta prima, eppure a qualcuno sembrò di averla sempre sentita.
Forse quei dischi stavano solo aspettando Pablo per manifestarsi.
Come disse: “Se non l’avessi fatto io, probabilmente l’avresti fatto tu o qualcun altro. Ma questo lavoro andava fatto.”

Ian McCann
Ringrazio Noel Hawks, Neil Queen, Junior Delgado ed all’unico Augustus Pablo, che hanno fatto il lavoro.
Rilasciato con la cooperazione completa della Augustus Pablo estate.
Associazione Myasthenia Gravis: www.mgauk.org

N.B.: I diritti relativi al testo sono dei rispettivi autori.